In programmazione dal 17/9

[Martedì CHIUSO]

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CHIAMATE UN DOTTORE!

16.10 – 18.00 – 19.50

Regia: Tristan Séguéla
Francia, 90′
Commedia

Alla vigilia di Natale, Serge è l’unico medico di emergenza disponibile. Colpito da un mal di schiena paralizzante, viene aiutato da un ragazzo che consegna le pizze.
Una commedia lieve e garbata basata sulla grande simpatia e umanità dei suoi due interpreti principali: il grande Michel Blanc nel ruolo del quasi settantenne dottor Manou Mani, e il comico trentenne rivelazione Hakim Jemili.


SPACCAPIETRE

16.30 – 21.15

Regia: Gianluca e Massimiliano DeSerio
Italia, 104′
Drammatico

Dopo un grave incidente sul lavoro Giuseppe è disoccupato. Suo figlio Antò sogna di fare l’archeologo e pensa che l’occhio vitreo del padre sia il segno di un superpotere. Sono rimasti soli da quando Angela, madre e moglie adorata, è morta per un malore mentre era al lavoro nei campi. Senza più una casa, costretto a chiedere lavoro e asilo in una tendopoli insieme ad altri braccianti stagionali, Giuseppe ha ancora la forza di stringere a sé Antò, la sera, e raccontargli una storia. Gli ha promesso che un giorno riavrà sua madre, e rispetterà quella promessa, a qualunque prezzo.


LA PIAZZA DELLA MIA CITTÀ – LO STATO SOCIALE

18.30 – 21.40

Regia: Paolo Santamaria
Documentario – Italia, 88′

Bologna, 12 giugno 2018: dopo diverse difficoltà si tiene in Piazza Maggiore il concerto di Lo Stato Sociale, la formazione cittadina che a febbraio ha ricevuto un’attenzione mediatica enorme dopo l’esibizione al Festival di Sanremo con “Una vita in vacanza”. A due anni da quel live gratuito, a cui la sopraintendenza all’archeologia, belle arti e paesaggio aveva inizialmente opposto il veto sull’opportunità culturale dell’evento, la band si ritrova per le vie e i locali della città a ragionare su quell’esperienza e sul valore simbolico di quella piazza.

Luogo immortalato da Lucio Dalla nell’omonima canzone (1976), Piazza Grande da secoli abbraccia potere politico (palazzo D’Accursio, sede del Comune) e clericale (la Basilica di San Petronio e la fontana del Nettuno) in un’unica stretta, accogliendo contemporaneamente la comunità sul “crescentone” (rimando alla focaccia lievitata, com’è chiamata in città) cioè la pavimentazione centrale, emergente rispetto al livello circostante.